Classi
I - II elementare
Il
termine materiale ci dice “di che cosa è fatto un oggetto”. In
questo senso la specificazione del materiale ci dice una proprietà di
quell’oggetto, poiché ci fornisce informazioni sulla costituzione di
quel dato oggetto. Ma il concetto di materiale è anche una
generalizzazione del concetto di oggetto e pertanto appartiene a una
categoria più sovraordinata. Una biglia, un vetrino portaoggetti e un
bicchiere sono fatti dello stesso materiale, cosa che garantisce
l’esistenza di un insieme comune di proprietà tipiche, come la
trasparenza e la fragilità, pur trattandosi di oggetti diversi. Un
materiale, pertanto, è caratterizzato e riconosciuto tramite diverse
proprietà ricorrenti e, in questo senso, non può essere considerato
esso stesso una proprietà. Per
tutto il percorso di alfabetizzazione scientifica, che copre l’intero
arco della scuola di base, non utilizzeremo termini, indicanti la
costituzione o la composizione della materia, più specifici del termine
materiale. Termini quali
sostanza, composto o elemento possono essere definiti appropriatamente
solo alla luce della teoria atomica-molecolare e sono banditi da questo
progetto. Il
materiale è identificato mediante l’esame delle proprietà che
riguardano una qualsiasi porzione degli oggetti (le cosiddette grandezze
intensive). Ovviamente ci sono ben pochi test di caratterizzazione e
analisi alla portata dei bambini, e pertanto occorre mantenere la
classificazione dei materiali a un basso livello di accuratezza e
avvalersi di materiali comuni e possibilmente omogenei. Al tempo stesso
sarà possibile evitare l’eccessiva semplificazione, distinguendo vari
tipi di metallo (in base al magnetismo), vari tipi di plastica (in base
al galleggiamento), di legno, ecc. Molte
guide operative suggeriscono esercizi sulla distinzione tra oggetto e
materiale. Si tratta certamente di un esercizio utile ai fini della
capacità di classificazione, ma occorre osservare che, in alcuni casi,
la distinzione diventa alquanto sfuggente. L’acqua in un bicchiere è
un materiale o un oggetto? Come si può definire “oggetto” un
determinato volume d’aria? Sarà già tanto se i bambini ne
riconosceranno la materialità. Anche i termini gesso, ferro, legno e
carta possono essere usati con significato denotativo, riferendosi ad
altrettanti oggetti, senza commettere errori.
PREREQUISITI:
Concetto di proprietà Nei
seguenti esperimenti il concetto di proprietà è generalizzato anche ai
comportamenti (solubilità, galleggiamento, magnetismo), che in genere
implicano l’interazione tra oggetti. Pertanto questi esperimenti
possono essere considerati preparatori al concetto di interazione ed
essere utilizzati anche in seconda classe, qualora il programma di
alfabetizzazione scientifica iniziasse da tale anno.
1.
Di cosa sono fatti gli
oggetti scritti sul cartoncino? Materiale:
almeno dieci oggetti, fatti di almeno cinque materiali diversi. Per ogni
materiale devo esserci almeno due oggetti. Per esempio: fermaglio,
moneta, cucchiaio (metallo); suola, tappo (sughero); giornale, blocco
notes; fazzolettino (carta); biglia, bicchiere; lampadina (vetro);
tappo, bottiglia, scatolina (plastica); cinturino, laccio, scarpa
(cuoio), ecc. Ogni coppia di bambini estrae a sorte un cartoncino che
indica uno degli oggetti e può disporre dell’oggetto corrispondente
per osservarlo e rispondere alla domanda del problema. Invenzione
L’insegnante
mostra gli oggetti raggruppati dai bambini e spiega loro che sono fatti
dello stesso materiale. Che
il metallo, il sughero, la carta, il vetro, ecc., sono tutti materiali.
Chiede poi ai bambini: di che materiale è fatta la sedia? Il pavimento?
La finestra? Quanti materiali ci sono in un temperamatite? A questo
punto può essere costruita una lista condivisa di tutti i materiali
noti alla classe. Scoperta
1.
Quali sono le proprietà di latte, acqua, olio? L’insegnante
mostrerà esempi di materiali
liquidi e di materiali solidi.
Liquido e solido sono tipi di materiali riconoscibili dal comportamento
degli oggetti. Le polveri fini (farina, zucchero a velo) costituiscono
un problema, perché fluiscono, più o meno, come i liquidi. Ma con tali
polveri si ottengono mucchietti a forma di cono, mentre con i liquidi
questo non è possibile. Gli allievi disporranno anche di bicchieri
vuoti per mescolare tali liquidi e poter rispondere alle seguenti
domande sulle proprietà dei liquidi: Quale
liquido è trasparente? Quale
liquido è opaco? Quale
liquido si mescola con l’acqua? Quali
liquidi ci sono in casa tua? 2.
Il sale si scioglie in acqua? Si scioglie in olio?
Si scioglie prima il sale grosso o il sale fino? L'insegnante
gira fra i gruppi e versa i liquidi nei bicchieri. Gli allievi annotano
sul proprio quaderno la solubilità o meno del sale nei due liquidi. Con
la lente d’ingrandimento osservano i granelli di sale e li descrivono
sul quaderno. Domande: -
Quale proprietà cambia fra il sale fino e quello grosso? (Gli allievi
possono anche macinare il sale grosso, con un sasso o un mortaio, e
farlo diventare fino). -
Il sale grosso e fino sono fatti dello stesso materiale? Quali sono le
sue proprietà? -
Quali proprietà sono diverse per l’acqua e per l’olio? Quali
proprietà sono comuni a entrambi i materiali?
3.
Lo zucchero si scioglie in acqua? Si scioglie in olio? L'insegnante
gira fra i gruppi e versa i liquidi nei bicchieri. Gli allievi annotano
sul proprio quaderno la solubilità o meno dello zucchero nei due
liquidi. Domande: -
Quale proprietà cambia fra il sale e lo zucchero? -
Quali proprietà sono diverse per l’acqua e per l’olio? Quali
proprietà sono comuni a entrambi? 4.
Caccia al materiale Ogni
gruppo estrae a sorte un cartoncino indicante il nome di un materiale e
ricerca nello scatolone quanti più oggetti possibili formati da quel
materiale. 5.
Quali sono i materiali che
galleggiano? Fornire
piccoli oggetti compatti e omogenei, formati da vari materiali, che i
bambini potranno immergere in una brocca piena d’acqua. Per esempio:
monete, gesso, gomma, tappi di plastica e sughero, perline di plastica,
biglie di vetro, fili di rame, pezzi di alluminio, stoffa, legnetti ecc.
Se si usano oggetti contenenti cavità (es. spugne, palline di foglio di
alluminio, scatoline, ecc.) si potranno ottenere risultati diversi
secondo il modo di immergere tali oggetti. Prima
di operare si invitano i bambini a descrivere, dopo avere scritto sulla
lavagna e sul proprio quaderno le parole oggetto e proprietà, i vari
oggetti e a rispondere alle seguenti domande: -
Qual è il materiale di quest’oggetto? -
Quest’oggetto ha una proprietà diversa dal colore e dalla forma? Prima
di passare alla vera e propria sperimentazione, si mostrano gli oggetti
uno per volta e si chiede ai bambini di “indovinare” quale oggetto
affonda e quale galleggia. Quindi, ciascun allievo scrive sul proprio
quaderno le sue previsioni. Al
termine dell' esercitazione, si risponde alla domanda del problema. Si
registrano a parte gli oggetti che affondano o galleggiano a seconda di
come sono stati messi sull'acqua. L’aria è un materiale, molto
“leggero”, che fa galleggiare anche materiali pesanti; questi,
privati dell’aria, affondano nell’acqua. Esistono tipi di plastica
che galleggiano (es. PE, PP) e materiali plastici che non galleggiano
(es. PVC, polistirene, PET). La galleggiabilità di un materiale dipende
dal suo peso specifico (se maggiore o inferiore a quello dell’acqua),
ma dai bambini possiamo attenderci che differenzino la diversa
“pesantezza” dei materiali che affondano e di quelli che
galleggiano. Alcuni oggetti aventi peso specifico maggiore dell’acqua
possono ugualmente rimanere a galla per la presenza della tensione
superficiale dell’acqua (es. aghi, foglietti di alluminio).
L’effetto si annulla immergendo tali oggetti o mettendo una goccia di
detergente liquido per piatti nell’acqua. 6.
Quali oggetti sono di materiale metallico? Con una calamita separa i
metalli in due gruppi.
I
bambini hanno a disposizione un insieme molto eterogeneo di oggetti
solidi, tra cui isolare i metalli. Dopo aver descritto e/o disegnato gli
oggetti metallici, possono testare i metalli con la calamita e dividerli
in magnetici e non magnetici. Si possono usare allo scopo monete e
fermagli (nichel e ferro, entrambi metalli magnetici). L’acciaio
inossidabile e temprato non è magnetico, come gli altri metalli (zinco,
stagno, piombo, rame, alluminio, oro, argento, ecc.). Le nuove monete da
100 £, pur avendo il 19% di nichel (e il resto rame), non sono
magnetiche, contrariamente alle vecchie, in acciaio inox 18/8.
- La calamita attira tutti i metalli?
- Quali proprietà sono presenti in tutti i metalli?
- Quali tipi di metallo ci sono i casa tua?
7.
Quanti tipi di legno ci sono nella scatola? Occorre
rifornirsi, da un falegname, di una serie di pezzi di legno di tipo
diverso: noce, abete, pino, frassino, rovere, ciliegio, ecc.
- Quali proprietà sono comuni a tutti i materiali legnosi?
- La parola legno corrisponde a un solo materiale?
- Quali tipi di legno ci sono in casa tua? 8.
Quanti materiali ci sono nella sabbia? I
bambini, usando la lente su un piccolo campione di sabbia bagnata,
riconosceranno la presenza di sassolini di diverso colore e
registreranno le proprietà di ogni materiale. Utilizzare sabbia non
troppo fine. Conosci
altri oggetti formati da più materiali?
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Filosofia
del progetto Scrive Vygotskij: "L'adulto non può trasmettere al bambino il suo modo di pensare. Egli fornisce semplicemente il significato già pronto di una parola, intorno a cui il bambino forma un complesso [raggruppamento concreto e fattuale basato su rapporti associativi, collezioni, in base esperienziale e non logico-astratta] con tutte le particolarità funzionali, strutturali e genetiche del modo di pensare per complessi, anche se il prodotto del suo pensiero è in effetti identico per contenuto a una generalizzazione che avrebbe potuto essere stata formata secondo un modo di pensare concettuale". Quindi il progetto
si basa sull'uso esteso di problemi da risolvere sperimentalmente, aventi
la funzione di contesti concreti nei quali il bambino possa appropriarsi dei termini
scientifici e degli pseudo-concetti o "complessi". Il ritenere che le
scienze vadano insegnate diversamente da altri ambiti, secondo il modello di
"corpo di conoscenze esatte, legate tra loro da una struttura logica",
porta a dover scegliere tra due punti di vista ugualmente fallimentari: a)
l'allievo può possedere gli strumenti logici necessari solo a partire da una
certa età, prima della quale egli non può fare scienza, dopo la quale
qualsiasi studente degno di tale nome dovrebbe essere in grado di assumere la
stessa rete logica tra i concetti che l'insegnante gli trasmetterà. Oppure, b)
si insegna scienza anche in età scolare e prescolare, per apprendere o
memorizzare certe conoscenze ritenute più importanti per il cittadino, più
impellenti per il bambino, ecc., ma non legate tra loro né da strutture logiche
né, soprattutto, da una rete di significati. La prima opzione, derivante dal
modello sbagliato di scienza, è quella in uso nell'insegnamento delle scuole
"superiori"; la seconda opzione possibile, derivante dallo stesso
modello, ha trovato spazio in molte scuole di base, anche dopo l'introduzione
dei moduli. 1. La grave assenza di proposte strutturate, da parte della comunità scientifica ed educativa Italiana, che siano percepite come valide, testate e fattibili, dagli insegnanti della scuola di base. 2. La formazione scientifica, ricevuta dagli stessi insegnanti impegnati nei moduli di scienze, non fa che confermare il modello "statico" di scienza come corpo di conoscenze impersonale, creando un circolo vizioso. Tutto ciò si
verifica nonostante le maestre siano perfettamente consapevoli (sulla base della
risposta degli alunni) dell'inadeguatezza dell'insegnamento dell'ambito
scientifico, specie quando tale insegnamento viene posto a confronto con i
progressi compiuti dalla pedagogia nell'ambito matematico. Il seme viene
posto a germinare e dopo un giorno spunta la piantina, un momento magico. E' ciò
che la maestra si aspettava; l'esperimento "è riuscito". Ha assorbito
tutta l'attenzione per un po', ma poi? "Andare oltre" significa
descrivere e confrontare la situazione di adesso con quella di ieri, abituare
gli allievi a usare la parola "confronto", a utilizzare termini come
"evidenza della trasformazione"; "interazione" (tra acqua e
seme) ed "evidenza dell'interazione"; "sistema" (acqua +
seme). Esplorare un fenomeno significa ripetere l'esperimento, ripeterlo con
meno acqua, con un eccesso d'acqua, chiedersi cosa succederebbe senza acqua,
chiedersi da dove proviene il germe e sezionare un seme, ecc. Meno interessanti
sono i nomi "pericarpo", "tegumento", "ilo",
"cotiledone", "albume", "embrione", "coleoptile",
"radice". Né i primi né i secondi termini offrono una spiegazione
meccanicistica di quanto è accaduto, dato che la spiegazione è di competenza
della biologia molecolare e anche della fisica. Ma i primi termini sono
utilizzabili anche in contesti diversi, per razionalizzare e schematizzare altri
eventi; sono una lente "rovesciata" per guardare la realtà in chiave
sintetica, generalizzante. Anche per questa ragione hanno una possibilità di
essere integrati nel linguaggio spontaneo del bambino. I secondi termini ci
aiutano a descrivere analiticamente il fenomeno germinazione, ma hanno una
portata più limitata. Possiamo sperare che i bambini e i ragazzi li imparino
solo perché obbligati e comunque per un breve periodo. Noi riteniamo pertanto
che sarebbe un grave errore costruire l'insegnamento della scuola di base
mettendo insieme quello che si ritiene essere "l'essenza" di ogni
singola disciplina. Sempre Vygotskij scrive, a proposito della necessità del linguaggio disciplinare nella formazione dei concetti: "la formazione di un concetto è un processo complesso a cui prendono parte tutte le funzioni intellettuali fondamentali. Il processo, tuttavia, non può essere ridotto ad associazione, attenzione, immaginazione, inferenza o a tendenze determinanti. Queste funzioni sono tutte indispensabili, ma non sono sufficienti senza l'uso del segno o della parola, che sono i mezzi con cui dirigiamo le nostre operazioni mentali, controlliamo il loro corso e le incanaliamo verso la soluzione del problema che ci sta davanti." Il
possesso di certi termini generali (v. parole chiave) fornisce al bambino: I termini-concetto da noi scelti devono pertanto prescindere da questa o quella disciplina scientifica e le attività che ruotano intorno ad essi possono e devono costituire il terreno fertile su cui costruire, nei cicli scolastici successivi, le conoscenze scientifiche disciplinari. La nostra preoccupazione fondamentale, come quella di Robert Karplus, ideatore del programma SCIS americano, è che tali idee-concetto permettano agli allievi di pensare in modo astratto e formale nell'approccio conoscitivo con la realtà. Non si tratta di pura speculazione, richiesta per "assorbire" i concetti così come sono "trasmessi" dall'insegnante, ma del particolare modo razionale di fronteggiare le evidenze fattuali e concrete con i concetti, che mette in condizione l'allievo di ricostruirsi gli stessi concetti con un percorso personale e che contraddistingue il pensiero scientifico. "... per riuscire a utilizzare informazioni ricavate da altri, per trarre profitto dalla lettura di libri di testo e da altre fonti che presentano informazioni in forma astratta, l'allievo deve avere una struttura concettuale e un mezzo di comunicazione che gli permettano di interpretare le informazioni come se le avesse ottenute egli stesso. Questa comprensione funzionale dei concetti scientifici, alla quale daremo il nome di "alfabetismo scientifico", dovrebbe essere lo scopo principale della programma scientifico per la scuola elementare" L'alfabetizzazione scientifica costituisce l' obiettivo a lungo termine del nostro progetto formativo per la scuola di base, in un'ottica di continuità con i cicli scolastici successivi. Il fare e il pensare della scienza si caratterizzano con le seguenti attitudini tipiche, che risultano utili e applicabili in un dominio più esteso di quello strettamente scientifico-disciplinare. 1. La curiosità e l’interesse per i fenomeni naturali e non naturali 2. la capacità di esplorare e osservare fenomeni in maniera analitica 3. l'attitudine al confronto critico e alla classificazione 4. l'attitudine alla misura quantitativa e all’uso di diagrammi 5. l'attitudine alla sistematicità e alla precisione 6. l'attitudine a vagliare le evidenze e raggiungere conclusioni 7. l'inventiva e abilità a immaginare nuove combinazioni di oggetti o idee 8. il ragionare secondo modelli e teorie 9. il selezionare e regolare variabili e costanti pertinenti all’indagine su un fenomeno 10. il costruire concezioni, idee, ipotesi o modelli nell’affrontare e interpretare situazioni nuove, inattese o problematiche. Il senso comune del bambino, attraverso una serie di esperienze in situazioni nuove, come la risoluzione di problemi e la costruzione graduale dei termini scientifici, sarà a poco a poco trasformato in attitudine scientifica. Il nostro percorso, che per ora consta di dodici parole chiave, prevede attività di esplorazione e di problem solving sperimentale da svolgere con cadenza settimanale (o quindicinale, se affiancate dal programma tradizionale), per i livelli scolastici che vanno dalla scuola dell'infanzia fino alle scuole medie. Nella sezione dedicata alle parole chiave si troveranno le descrizioni delle esperienze più significative elaborate dai tutor e dalle maestre durante la ricerca - azione dei primi due anni di sperimentazione.
Nella logica della continuità sarebbe preferibile coinvolgere, inizialmente, solo classi del primo ciclo, avviando un percorso formativo completo e a lungo termine. Ma ragioni pratiche, come la necessità di raggiungere il maggior numero di insegnanti e la necessità di standardizzare e sperimentare le attività, ci hanno indotto ad allargare l'esperienza anche alle classi più avanzate, dopo un recupero minimo dei prerequisiti, in modo da preparare la struttura futura per le classi pilota che sono giunte al secondo e terzo anno delle elementari con un percorso più completo. I risultati lusinghieri, in termini di apprendimento e motivazione degli allievi, nonché in termini di coinvolgimento delle maestre che si sono "avventurate" in un territorio sconosciuto, comprovano la riuscita del tentativo di inserimento di classi del secondo ciclo e anche di alcune prime medie. Nella maggior parte dei casi le maestre hanno acquisito un buon grado di autonomia nel condurre le attività sperimentali e hanno accresciuto la loro professionalità. |